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La seconda metà del V secolo a.C.



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Alla fine del V secolo a.C., il periodo di maggior floridezza della città, risalgono sepolture con corredi ancora più pregiati. È il caso della tomba 128 di Valle Trebba , isolata e sormontata da un tumulo in ciottoli e da una stele figurata, probabilmente riferita a un personaggio appartenente all'élite politica che dominava la città, oltre che seguace del culto di Dioniso. Il defunto, deposto in un cassone di legno, era accompagnato da un servizio completo da banchetto con recipienti, utensili e arredi in bronzo di produzione etrusca e con vasi in ceramica attica di grande eccellenza.
Alcuni manufatti in bronzo, prodotti a Vulci e risalenti ai primi anni del V secolo a.C., come il candelabro, il tripode "a verghette" e il cratere, di cui si conservano il piede e le anse con i Dioscuri a tutto tondo, sono stati inseriti tra gli oggetti del corredo come "beni di famiglia", probabile dono di personaggi di rango o preda di guerra, tesaurizzati e tramandati per anni prima di essere deposti nella tomba, secondo un uso spesso ricorrente a Spina.
Tra le ceramiche attiche occupano un ruolo di primo piano i due grandi crateri figurati, uno a calice con scena di Amazzonomachia, della maniera del Pittore di Peleo, e uno a volute attribuito alla scuola di Polignoto, con la processione solenne al cospetto di Dioniso-Sabazio e Rea-Cibele allusiva a culti orfico orientali in cui, attraverso riti di purificazione, l'anima può liberarsi dalla prigionia del corpo. Fortemente rituale sia per la forma sia per le decorazioni di soggetto dionisiaco è lo stamnos fallico, un recipiente utilizzato nei riti di tipo orgiastico. Non se ne esclude un possibile uso come tisaniera per propiziare la fertilità femminile.
La presenza di una lama in ferro e di un fascio di sottili verghe anch'esse in ferro, rinvenute spezzate alla destra del defunto, hanno portato gli studiosi ad avanzare diverse ipotesi. All'interpretazione degli oggetti come utensili da banchetto (coltello e spiedi), si contrappone l'idea che la lama sia parte di una corta spada e che le verghe metalliche, che esami radiografici hanno dimostrato essere cave internamente e pertanto difficilmente utilizzabili come spiedi, non siano altro che un fascio da littore. L'insegna del potere supremo, propria dei magistrati, è molto diffusa nel mondo etrusco, dal corredo della celebre Tomba del Littore di Vetulonia del VII secolo a.C. alle raffigurazioni sui cippi funerari di V e IV secolo a.C. 

Sala V (clicca qui per l'audioguida: )

La varietà degli oggetti d'importazione, accanto a manufatti di produzione locale ed etrusco-padana trovati nelle tombe più ricche, testimonia la funzione di grande emporio che Spina svolge per tutto il V e la prima metà del IV secolo a.C. È il periodo dei grandi vasi dipinti dai maggiori artisti dello stile protoclassico (Pittore di Boreas, Pittore dei Niobidi) e classico (Polion, Polignoto, Pittore di Eretria, Kleophon). Rituale funebre o festeggiamento pubblico o privato, comunque evento di grande rilievo sociale, utile a esibire la ricchezza di chi lo organizza, il banchetto diventa una sorta di cerimonia in cui si esprimono i valori ideologici dei gruppi dominanti. Per questo motivo la sua rappresentazione è un tema centrale nei contesti tombali, vera e propria "messa in scena" destinata all'ostentazione del rango del defunto, dove i riferimenti coinvolgono sia gli oggetti del corredo che le scene raffigurate.
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Un ambiente sociale di grande opulenza si manifesta attraverso il corredo della tomba 11C di Valle Pega, segnalata esternamente da un vistoso cippo in marmo, dove eccezionale è un'anfora panatenaica a figure nere attribuita al Pittore di Berlino (480-470 a.C.), unico esemplare a Spina di questa particolare classe di vasi che venivano assegnati, pieni d'olio, ai vincitori dei giochi sportivi durante le feste Panatenee ad Atene. Più antica rispetto ai materiali datanti la sepoltura (circa 425 a.C.), fu probabilmente inserita nel corredo come "bene di famiglia".
Accanto alle scene di vita dell'aristocrazia ateniese tra simposi, palestre e ginecei, che grandi maestri come Polignoto e Kleophon hanno raffigurato su deinoi, recipienti per il vino sferici su alto sostegno, non mancano, su altri vasi, intense rappresentazioni degli antichi miti eroici legati alla nascita e allo sviluppo della polis, la città-stato. A questo vuole alludere l'Amazzonomachia , la battaglia vittoriosa dei Greci contro il popolo favoloso delle Amazzoni, che il Pittore dei Niobidi ha dipinto su un imponente cratere a volute nella metà del V secolo a.C.
Necropoli 40

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Orari:

Da martedì a domenica: 9.30-17.00. Chiusura biglietteria 16.30.
Chiuso il lunedì; chiuso 1 gennaio, 1 maggio, 25 dicembre.

Costo biglietto:

Intero € 6,00; ridotto € 3,00 (da 18 ai 25 anni); gratuito sotto i 18 anni

Servizi al pubblico:

Sala per conferenze e convegni, accessi facilitati. Per la visita di gruppi e scolaresche è consigliata la prenotazione allo 0532 244949