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Ciclo di Conferenze sul mondo degli Etruschi 2013

24 gennaio - 16 maggio 2013

Sei  archeologi e nessun mistero: ciclo  di conferenze sul mondo degli Etruschi

«È in verità impressionante il constatare che, per due volte nel VII  secolo a.C. e nel XV d.C., pressoché la stessa regione dell'Italia centrale, l'Etruria antica e la Toscana moderna, sia stata il focolaio determinante della  civiltà Italiana»
Con questa frase (Jacques Heurgon, Vita quotidiana degli Etruschi, Milano 1967, p. 23), uno dei massimi esperti del mondo etrusco rifletteva con stupore  quasi entusiastico sulla mirabile coincidenza tra la grandezza delle genti toscane nel periodo cosiddetto Orientalizzante, prima, e in quello Rinascimentale, poi.
Perché allora non coinvolgere un pubblico il più ampio possibile in una riflessione sul mondo etrusco, nella cornice di un magnifico palazzo del Rinascimento italiano, scelto come dimora di una delle raccolte più importanti  al mondo di materiali relativi a un popolo il cui presunto mistero, grazie  all’archeologia, è ogni giorno sempre meno tale?
Ricostruzione grafica dell'antica città di SpinaCosì è nata l’idea di promuovere e ospitare nel Salone delle Carte Geografiche  di Palazzo Costabili, sede del Museo Archeologico Nazionale di Ferrara, da gennaio alla metà di maggio 2013,  una serie di "lezioni" curate da sei Archeologi della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna (Valentino Nizzo, Mario Cesarano, Paola Desantis, Caterina Cornelio, Simona Carosi e il Soprintendente Filippo Maria Gambari) volte ad approfondire, anche alla luce delle più recenti novità provenienti dal  nostro territorio, gli aspetti più interessanti della Storia e della Cultura  degli Etruschi, cercando di sfatare qualche “mito” e di svelare qualche presunto  “mistero”, senza nulla togliere al fascino che avvolge da secoli una delle Civiltà più importanti dell’Italia preromana.
Tutte le conferenze si sono svolte di giovedì, con inizio alle ore 16 e una durata  indicativa di circa due ore, aperte al più vasto pubblico pur dedicando un riguardo particolare al mondo della scuola, docenti e studenti degli istituti scolastici di ogni ordine e grado.
Gli archeologi della Soprintendenza hanno trattato i diversi temi con linguaggio  moderno e comunicativo, in modo da promuovere la conoscenza degli Etruschi  secondo le linee di studio e ricerca più aggiornate. E' stato un modo per fare il punto su tante questioni in apparenza ancora irrisolte, dall'enigma della lingua al falso problema della loro origine, cercando al tempo stesso di capire perché, nel corso dei secoli, tanti autori antichi e moderni (i soli da cui possiamo  trarre informazioni sugli Etruschi) abbiano voluto attribuire a questo popolo caratteristiche particolari e spesso contrastanti, con intenti che, lungi dall'essere storici e didascalici, si rivelano oggi faziosi e politicamente orientati.

 

La Scoperta degli Etruschi

Valentino Nizzo (archeologo Soprintendenza Beni Archeologici  Emilia-Romagna)

Ciò che oggi tutti noi tendiamo a dare per scontato, del nostro presente così  come del nostro passato, è spesso frutto di un percorso complesso e intrigante,  sviluppatosi talora nell’arco di più secoli. Lo studio di questo percorso può  quindi costituire un'occasione unica per comprendere meglio il nostro passato  remoto così come quello prossimo, poiché la Storia e la percezione che di essa  si ha nel tempo non è costante ma muta col mutare delle persone, delle  mode, del gusto e delle ideologie. La storia della scoperta degli Etruschi è  quindi un modo per conoscere alcuni aspetti meno noti di questo popolo e del  modo in cui generazioni di storici, linguisti, filologi e archeologi, a partire  dall’umanesimo, hanno contribuito a svelare progressivamente il mistero,  restituendolo alla dimensione in cui oggi lo conosciamo.

Giovedì 24 gennaio 2013 

 
Gli Etruschi senza mistero

Valentino Nizzo (archeologo Soprintendenza Beni Archeologici  Emilia-Romagna)

La cronaca del quotidiano così come quella del passato si vela di “mistero”  per attrarre l’attenzione del pubblico e distoglierlo dal confronto con un  reale spesso assai poco e meno intrigante. Più di altre popolazioni  dell’Italia preromana, gli Etruschi sono stati fin dall’antichità avvolti da un alone misterioso  che, in modi spesso assai diversi, si è cercato di svelare, limitandosi  talvolta ad aggiungere all’arcano fantasia e immaginazione. Il tema delle loro  “origini”, ad esempio, è uno di quelli dibattuti da più tempo ma rispetto al  quale l’archeologia ha da anni le sue risposte che, seppur mai del tutto risolutive, contribuiscono alla ricostruzione della loro storia più di  quanto –è naturale– la semplice fantasia non sia in grado di fare.

Giovedì 7 febbraio 2013


Gli Etruschi fra l’Europa e il Mediterraneo: dalla prima età del Ferro all’Orientalizzante

Valentino Nizzo (archeologo Soprintendenza Beni Archeologici  Emilia-Romagna)

Tra il X e il VII secolo a.C. l’area che poi in epoca storica coinciderà  con quella occupata dagli Etruschi è interessata da un fermento e un  generalizzato rinnovamento culturale da molti fatto coincidere con l’etnogenesi  (l’origine etnica) della civiltà etrusca. Nella prima fase dell’età del Ferro,  Lazio settentrionale, Toscana, Emilia-Romagna e alcune porzioni dell’attuale  Campania cominciano a presentare tratti culturali e rituali comuni, denominati  tecnicamente Cultura Villanoviana, dal sito in cui, nella seconda metà  dell’Ottocento, hanno avuto luogo le prime scoperte. Uno sviluppo economico e  politico repentino, tra il IX e l’VIII secolo a.C., avrebbe condotto tale  Civiltà ad arrivare preparata all’impatto con il mondo ellenico e orientale  all’epoca della prima colonizzazione greca. Da questo confronto sarebbe  scaturita, a partire dalla fine dell’VIII secolo, una vera e propria rivoluzione  nell’immaginario figurativo, culturale e artistico, nonché in quello sociale e  politico, nota come periodo Orientalizzante e conosciuta ai più per lo splendore  e la munificenza delle sue testimonianze, tali da imprimere, già  nell’immaginario degli antichi, l’idea di una origine orientale degli Etruschi.

Giovedì 21 febbraio 2013

 

Etruria fuori d’Etruria: il caso della Campania

  Mario Cesarano (archeologo Soprintendenza Beni Archeologici  Emilia-Romagna)

La presenza di Etruschi fuori dai confini territoriali entro cui è compresa  una regione omogeneamente abitata da genti etrusche, sì da chiamarsi a un certo  punto della sua storia ufficialmente Etruria, è documentata dalle fonti  letterarie e accertata dall’evidenza archeologica. Accanto a regioni dell’intero  bacino del Mediterraneo che restituiscono documenti certi della frequentazione  degli Etruschi, sotto varie e diversificate forme, si pongono le regioni della  penisola italica dove gli Etruschi si sono stanziati in maniera stabile  incidendo con un ruolo da protagonisti sull’evoluzione del territorio, da un  punto di vista fisico, politico e sociale. In Campania le genti etrusche hanno  giocato un ruolo comprimario insieme ai Greci, stabilitisi nel Golfo di Napoli a  partire dall’VIII sec. a.C., ma anche con le genti indigene, gli Ausoni delle  fonti letterarie, in uno scambio vicendevole che ha offerto un contributo di  grossa rilevanza alla stessa formazione della cultura etrusca.

Giovedì 21 marzo 2013


L’Etruria padana: Spina

  Caterina Cornelio (archeologa Soprintendenza Beni Archeologici  Emilia-Romagna)

Una porta dell’Etruria padana verso la Grecia e l’oriente, una città  cosmopolita tra Po e Adriatico, punto d’incontro di uomini e merci. Tutto questo  è stata Spina, la città portuale etrusca sorta negli ultimi decenni del VI  secolo a.C. alla confluenza tra un fiume appenninico e un ramo del Po, a breve  distanza dal mare, “vissuta” fino alla metà circa del III secolo a.C.
Una città tanto ricca e importante da avere un donario presso il tempio di  Apollo a Delfi; una città dove il “vivere alla greca” si è a lungo contemperato  con il costume etrusco, divenuto prevalente nell’ultima fase della sua  esistenza.

Giovedì 4 aprile 2013

 

Marzabotto etrusca: obiettivo sulla città alla  luce delle più recenti scoperte

Paola Desantis (archeologa Soprintendenza Beni Archeologici  Emilia-Romagna)

Ciò che fa di Marzabotto una testimonianza a tutt’oggi unica nell’ambito  della civiltà etrusca è soprattutto la straordinaria conservazione  dell’originale impianto della città, scandito dalle ampie strade che si  incrociano ortogonalmente, suddividendo in modo regolare lo spazio della città,  il cui orientamento è improntato ai canoni dell’etrusca disciplina: dai resti  delle abitazioni che caratterizzano il vasto pianoro, alle costruzioni sacre  sulla soprastante altura di Misanello, vera e propria acropoli della città, alle  due aree funerarie immediatamente fuori dalla città dei vivi, nelle quali  numerose sepolture a cassa litica conservano in posto segnacoli di svariata  tipologia. Che la ricerca a Marzabotto sia ben lungi dall’essere esaurita lo  dimostrano con ogni evidenza i clamorosi risultati degli scavi più recenti che,  se hanno arricchito in modo straordinario la conoscenza della città, in alcuni  casi ne stanno delineando vere e proprie riletture, come nel caso della scoperta  del tempio dedicato a Tinia, del nuovo santuario cosiddetto della Terza Stipe,  dell’individuazione di aree civili, nonché delle più recenti ipotesi sulla porta  settentrionale della città.

Giovedì 11 aprile 2013


Oltre l’immagine: vasi a figure rosse tra Atene e  Spina

Mario Cesarano (archeologo Soprintendenza Beni Archeologici  Emilia-Romagna)

Le necropoli di Spina hanno restituito una quantità enorme di vasi attici a  figure rosse. Le scene su di essi raffigurate, oltre a raccontarci, al pari di  un testo letterario, miti e storie leggendarie, sono come i segni di un codice  che va decifrato fino a comprendere che quei miti e quelle storie possono  diventare paradigmi di valori sociali e politici che fanno da sfondo alla stessa  vita quotidiana di quelle genti che si sono serviti di quei vasi e delle loro  immagini, dagli Ateniesi agli Etruschi di Spina.

Giovedì 18 aprile 2013

 

La donna in Etruria: forme e sostanza del ruolo  femminile dall’archeologia

Simona Carosi (archeologa Soprintendenza Beni Archeologici  Emilia-Romagna)

Grazie alla possibilità di porre il focus sugli  oggetti (“le forme”) pertinenti al mondo femminile, l'archeologia ci consente di ricostruire, almeno in  parte, la “sostanza” del ruolo della donna nel mondo etrusco-italico, sotto il  profilo socio-culturale, religioso, politico. L’analisi prende le mosse da  contesti dell’Etruria propria per concludersi con le testimonianze, ricche di  valenze, dell’Etruria Padana, andando a definire un quadro fatto di vita  domestica e cittadina, di integrazione o isolamento, di preminenza o minoranza.

Giovedì 09 maggio 2013

[Video disponibile a breve]


L’eredità dell’alfabeto etrusco: da Golasecca  alle Rune

  Filippo Maria Gambari (Soprintendente per i Beni Archeologici  Emilia-Romagna)

Primi tra tutti i popoli celtici ad evolversi verso la scrittura, i portatori  della cultura di Golasecca adattano l'alfabeto etrusco per scrivere nella loro  lingua fin dal VII secolo a.C. L'alfabeto moderno, comprensivo di consonanti e  vocali, non sillabico, arriva così in modo precoce nel centro dell'Europa, solo  un secolo dopo l'adozione da parte degli Etruschi delle lettere greche (negli  empori del Tirreno meridionale, a partire da Ischia /Pithecusa) e due secoli  circa dopo l'adattamento da parte dei Greci alla loro lingua delle lettere  fenicie (negli empori della costa siro-palestinese). Rafforzandosi e  diffondendosi nel corso dell'età del Ferro presso i popoli celtici della  Cisalpina occidentale , a partire dal II secolo a.C. questa modalità scrittoria  in alternativa all'alfabeto latino si diffonde su bastoncini di legno di faggio  nel mondo germanico, in particolare nell'ambito sacro e magico, ed è in questo  modo che nascono le rune, che, fissatesi nelle loro forme a partire dal II sec.  d.C., si diffonderanno fino alla Scandinavia e saranno usate fino all'avanzato  Medioevo. In questo modo la scrittura etrusca, attraverso i Celti cisalpini,  diventa la prima forma diffusa di alfabetizzazione dell'Europa barbarica.

Giovedì 16 maggio 2013


 

Coordinamento scientifico e organizzazione a cura del dott. Valentino Nizzo, Funzionario Archeologo, Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia Romagna

Allestimento tecnico e riprese video: Calogero La Versa (SBAER)

Con la collaborazione di: Elena Bottoni (SBAER), Salvatore Ditta (SBAER), Angela Costantino (SBAER)

Promozione: Carla Conti (SBAER)

Supporto grafico: Rossana Gabusi (SBAER)

Socialnetworking: Elisa Dal Pont (Università di Ferrara)

Montaggio: Umberto Guerra (Università di Bologna)

Webmaster: Chiara Ballerini

Si ringrazia tutto il personale del Museo Archeologico Nazionale di Ferrara e della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia Romagna per la collaborazione.

Informazionimostra tutte

Orari:

Da martedì a domenica: 9.30-17.00. Chiusura biglietteria 16.30.
Chiuso il lunedì; chiuso 1 gennaio, 1 maggio, 25 dicembre.
Aperto Pasqua e Lunedì dell'Angelo 2017. Chiuso martedì 18 aprile 2017

Costo biglietto:

Intero € 6,00; ridotto € 3,00 (da 18 ai 25 anni); gratuito sotto i 18 anni

Servizi al pubblico:

Sala per conferenze e convegni, accessi facilitati. Per la visita di gruppi e scolaresche è consigliata la prenotazione allo 0532 244949