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Il Piano terra: L'abitato di Spina

Il percorso espositivo

La scoperta dell'abitato di Spina tra le paludi delle valli di Comacchio, interessate dalle grandi opere di bonifica, avvenne nel 1956, più di trent'anni dopo il ritrovamento della sua straordinaria necropoli e mentre altre tombe venivano ancora liberate dal fango.
Gli scavi archeologici, che continuano da allora a fasi alterne (1965-1981; 1986; 1988; 2007-2008) sotto il controllo della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia Romagna e con la direzione del Museo Archeologico Nazionale di Ferrara, hanno portato alla luce solo una parte dell'intero complesso urbano, su palafitte, distribuito su dune e isolotti sabbiosi all'interno della laguna deltizia del Po, in posizione lievemente arretrata rispetto all'antica linea di costa ma collegato al mare Adriatico da una rete di canali navigabili.
Oltre a rendere Spina porto sicuro dell'Etruria padana, la struttura lagunare favorì quei modi di abitare autonomi e nello stesso tempo integrati, che la trasformarono nella città multietnica descritta nelle fonti antiche e testimoniata dalla varietà dei materiali rinvenuti, centro commerciale assai florido dalla sua fondazione nel 540 a.C. fino alla prima metà del III secolo a.C.
L'abitato antico doveva estendersi nell'angolo nord-orientale della odierna Valle del Mezzano. Il nucleo principale è stato individuato sui Dossi delle Campre, in località Valle Lepri, mentre indizi di un'area portuale sono stati riconosciuti nella zona di Motta della Girata. Dai ritrovamenti è stato possibile ricostruire le caratteristiche della città etrusca e le sue diverse fasi costruttive databili tra il 540 e il 225 a.C.
Strade con piano di calpestio in terra battuta e cocciopesto e canali con argini rinforzati da più file di pali e di tronchi infitti nel terreno argilloso attraversavano l'abitato, organizzato fin dalla sua fondazione secondo criteri urbanistici di ortogonalità in obbedienza a precisi rituali etruschi. A conferma delle operazioni di divisione degli spazi urbani è un cippo di confine, con un'iscrizione etrusca mi tular (io sono il confine) e un segno a croce, che doveva essere infisso verticalmente nel suolo al di sotto di un incrocio stradale, come testimoniato in altri centri dell'Etruria padana.


Gli edifici, costruiti su palafitte impiegando le risorse naturali di un ambiente povero di pietra, avevano palificate di fondazione e struttura portante in travi di legno con tetto in canne e paglia, pareti in legno o canne intrecciate rivestite d'argilla, pavimento in terra battuta con focolari e canalette di scarico. Solo nel IV secolo a.C. venne introdotto il sistema di copertura in laterizi con tegole e coppi e l'uso dei ciottoli fluviali per lastricare le strade, probabile indizio, secondo alcuni studiosi, dell'arrivo degli Etruschi dell'entroterra che praticavano queste soluzioni in campo architettonico. 


Scarica il "Grande libro di Spina" (ITA-ENG 1MB)

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Orari:

Orari: da martedì a domenica ore 9.30-17.00 (chiusura biglietteria ore 16.30). Lunedì chiuso


 

Costo biglietto:

Intero € 6,00

Biglietto integrato con Museo Nazionale Etrusco "P. Aria" di Marzabotto € 7

Ridotto € 2,00 (cittadini EU di età compresa tra i 18 e i 25 anni).

Ridotto € 1,00 (ingresso solo giardino)

Gratuità: visitatori di età inferiore a 18 anni; giornalisti con tesserino; studenti delle facoltà di Architettura, Conservazione dei Beni Culturali, Scienze della Formazione o Lettere e Filosofia con indirizzo archeologico o storico-artistico; visitatori con disabilità (con accompagnatore).

 

Servizi al pubblico:

Sala per conferenze e convegni, accessi facilitati.