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Il MANFE: sue attività e collaborazioni

Il Museo Archeologico nazionale di Ferrara: sue attività e collaborazioni

(Testo preparato per il Salone del Restauro di Ferrara, Ed. 3/2011)

Credo opportuno fornire qualche informazione sul Museo Archeologico Nazionale di Ferrara, oggetto di imponenti lavori di ristrutturazione, restauro e riallestimento, ormai in via di completamento, e agente motore di impegno e cure da parte dei Volontari, che profondono con affettuosa costanza tempo e dedizione alla nostra Istituzione.
Il Museo Archeologico Nazionale di Ferrara ha sede a Palazzo Costabili, detto di Ludovico il Moro, edificato su progetto di Biagio Rossetti -che seguì parte della sua costruzione (1500)- e, quale ufficio dipendente dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia Romagna, rappresenta il referente territoriale per l'archeologia del Ferrarese.
Palazzo Costabili, acquisito dallo Stato nel 1920 per salvarlo dal grave degrado in cui l'avevano lasciato cadere i proprietari privati che, a vario titolo, ne erano venuti in possesso, venne ritenuto idoneo a ricoverare ed esporre i materiali provenienti dallo scavo della necropoli della città etrusca di Spina (Provincia di Ferrara, Comuni di Comacchio e Ostellato), riemersa dalla bonifica delle valli di Comacchio agli inizi degli anni Venti del secolo scorso.

Dopo un decennio travagliato, impiegato a liberare l'immobile dagli sfollati della prima guerra mondiale, vennero avviati i restauri della struttura che portarono all'inaugurazione del "Regio Museo di Spina", avvenuta il 20 ottobre 1935.
Spina, importante città adriatica, nota dalle fonti greche e romane e oggetto di interessanti studi topografici, avviati grazie al recupero delle fonti antiche, a partire dall'Umanesimo, venne per l'appunto rinvenuta dopo i radicali interventi di bonifica idraulica, compiuti a partire dai primi decenni del XX secolo nelle Valli di Comacchio (Trebba, Pega e Mezzano).
Fondata da popolazioni provenienti dall'Etruria, sorse alla foce del Po, a pochi chilometri dal mare, alla fine del VI secolo a. C. Grazie alla fitta rete di scambi commerciali intessuta dai suoi abitanti tra i territori dell'entroterra etrusco - padano, e la Grecia – precipuamente Atene, dalla quale proviene gran parte del vasellame rinvenuto ed esposto – godette di una vita florida, fino alla metà circa del III secolo a.C.
Come quello originario, anche l'allestimento attuale è dedicato alla necropoli della città lagunare e consta di sedici sale, nelle quali sono esposti contesti tombali, scelti tra le circa 4000 tombe recuperate, poiché esemplificativi della realtà spinete, letta attraverso il rituale funerario.
Oltre alle sedici sale dedicate alla necropoli di Spina, si possono visitare la "Sala del Tesoro", affrescata da Benvenuto Tisi da Garofalo (agli inizi del '500), riaperta dopo un lungo e laborioso restauro, la sala delle "piroghe" (imbarcazioni monossili dì età tardo antica, rinvenute anch'esse in territorio comacchiese, nella valle Isola) e i Giardini di Mezzogiorno e di Levante.

L'esposizione attuale verrà tra breve ulteriormente arricchita con l'apertura di nuovi spazi dedicati a Spina (abitato, scrittura, culti), il cui allestimento è quasi del tutto completato.
Parte degli ambienti di prossima apertura sarà poi destinata alla didattica, con l'allestimento di aule ad hoc.
La didattica del Museo, per ora si esplica principalmente attraverso visite guidate alle raccolte, curate da chi scrive, dagli altri funzionari archeologi e dai volontari del Gruppo Archeologico Ferrarese (GAF).
La collaborazione con il GAF, già avviata con la precedente direzione del Museo, è stata implementata in questi ultimi anni.

Le attività inizialmente affidate ai volontari del Gruppo consistevano in operazioni attinenti al post-scavo (lavaggio materiali archeologici) a cui via, via si aggiunsero ricognizioni e raccolte di superficie e, in occasione della mostra itinerante dei vasi rientrati in Italia da Boston, le visite guidate all'esposizione, allestita anche nel museo di Ferrara.

Successivamente, la rosa delle possibilità è stata ampliata in modo direttamente proporzionale alle esigenze dell'Istituto ferrarese, nel quale, a fronte di aperture di nuovi spazi espositivi, occasionali ampliamenti degli orari di visita e iniziative alternative alla semplice fruizione museale (conferenze e concerti), si sono verificati nuovi problemi nella gestione del Museo e nell'accoglienza ai suoi frequentatori, problemi rappresentati dalla sempre più drammatica carenza di personale.
Se da un lato è stato realizzato un considerevole potenziamento del percorso museale, dall'altro si è viepiù assottigliata la schiera di addetti ai "servizi di vigilanza, sorveglianza e assistenza al pubblico e agli uffici".
Dal 2007 ad oggi, infatti, si sono avute nuove acquisizioni, sia al piano nobile del palazzo –dedicato alla necropoli di Spina - che al piano terra, dove sono stati riaperti al pubblico i già ricordati giardini e le sale del Tesoro e delle monossili.
Al GAF si è quindi chiesto di supportare il Personale di custodia del Museo, per quegli aspetti condivisibili con i Volontari, in occasione delle aperture straordinarie, programmate dal Ministero, od organizzate dalla direzione del Museo.
Parimenti, si è chiesta con sempre maggiore frequenza la disponibilità ad effettuare visite guidate generali alle raccolte del museo, e "a tema" , dedicate ad argomenti specifici, desunti dalle narrazioni vascolari.
Contestualmente, la necessità di allargare la sfera d'azione del museo nel comprensorio provinciale, cui è seguito un provvidenziale "risveglio" della coscienza collettiva relativamente alle problematiche archeologiche territoriali, ha sollecitato nuovi interventi, alla cui realizzazione indispensabile è stato il contributo GAF.
E' così che sono nati i recenti progetti di scavo archeologico preventivo nei territori di Copparo e Ro Ferrarese, condivisi dal Cesvo provinciale ferrarese; progetti che sono stati preceduti da incontri didattici sulla tutela e la prassi archeologica, che, con il coordinamento scientifico dei funzionari del Museo, hanno comportato un costante impegno per i Volontari GAF, impiegati a 360° in due campagne di scavo, conclusesi con ottimi risultati, importanti, sia dal punto di vista scientifico, che per l'indotto <effetto- proselitismo>.

Un antico desiderio, coltivato da chi scrive, di offrire a persone con disabilità la possibilità di condividere gli effetti benefici della pratica archeologica, si è recentemente realizzato.

Infatti, a partire dal 2008 il Museo di Ferrara, in collaborazione con il Centro Territoriale per l'istruzione permanente di Codigoro, l'Asl - Centro diurno di recupero psichiatrico di San Bartolo e il GAF, ha attivato un programma che coinvolge alcuni malati psichiatrici in cura al centro di San Bartolo.

L'iniziativa, intitolata "Mettiamo insieme i cocci" (archeologici e della psiche), da principio avviata solamente con il Centro Territoriale per l'istruzione permanente di Codigoro, ha successivamente dovuto avvalersi anche della collaborazione GAF.
L'idea è stata generata dal desiderio di onorare l'edizione 2008 della "Giornata Internazionale dei diritti delle persone con disabilità".

Tale manifestazione è il risultato del dettato della Costituzione italiana - Artt 3, comma 2 e 9 comma 1: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali" e "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica" – da cui i provvedimenti legislativi che, in linea con la "Convenzione dei diritti delle persone con disabilità", adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 13 dicembre 2006, hanno avuto come fine quello di avvicinare la cultura a tutti, anche attraverso eventi, finalizzati alla sensibilizzazione di ampi strati della popolazione.

Gli esiti delle prime esperienze vissute con i malati psichiatrici di San Bartolo- visita guidata al Museo ed ai suoi laboratori - sono stati tanto incoraggianti, da indurre tutti medici, insegnanti e Personale del Museo, ad affrontare questo viaggio attraverso l' "archeoterapia".
Grazie anche all'insostituibile contributo dei Volontari del Gruppo Archeologico Ferrarese, dalla teoria, si è passati alla pratica, inserendo la setacciatura e flottazione dei terreni di risulta da scavi archeologici. Un'attività, questa, realizzata all'interno del Centro diurno di San Bartolo, ove è stato allestito un laboratorio ad hoc.
L' excursus di quanto è già stato realizzato, esposto in un convegno che ha avuto luogo nell'ottobre 2009 presso il Museo Archeologico di Ferrara, lascia credere che le finalità che ci stiamo prefiggendo siano perfettamente in sintonia con il dettato della nostra costituzione, che stiamo onorando con un'operazione di recupero sociale e culturale che, come valore aggiunto, ha anche il pregio di unificare soggetti eterogenei (pubblico, privati, volontariato), protesi verso uno scopo comune.
Analogamente, ritengo che i nostri sforzi rappresentino la concretizzazione dello slogan con cui il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha lanciato la Giornata Internazionale dei diritti delle persone con disabilità 2008: "Un giorno all'anno tutto l'anno".
L'attenzione del Museo – dotato di ogni accorgimento per l'accesso delle persone con difficoltà motorie – ai problemi dei disabili è ulteriormente avvalorata dall'imminente apertura di una sezione dedicata agli ipo- e non-vedenti realizzata con l'allestimento di un "banco tattile" e di un percorso a essi dedicato.

Ma quali sono le prospettive per il futuro di "Museo e Volontari"?

Innanzi tutto proseguire sulla strada già avviata con tutte le forme di collaborazione che, come si è potuto verificare riguardano:

-didattica (visite guidate)

-gestione del Museo, guardiania e manutenzione – pulizia loggiati, scalone d'onore e giardini – attività per le quali i Volontari hanno già profuso generosamente energie e impegno;

-tutela del territorio attraverso ricognizioni di superficie - utili all'aggiornamento della carta archeologica – e partecipazione a indagini archeologiche preventive, in molti casi effettuate anche in territori extra-ferraresi;

-implementazione del progetto di "archeoterapia", con la prospettiva di attivare nella provincia ferrarese altri centri per persone con disabilità.

A queste attività, ormai tradizionali, se ne aggiungerà una nuova: il lancio dell'aula didattica del Museo, come già anticipato, in via di approntamento.

 

Informazioni e testo a Cura di

CATERINA CORNELIO
(Direttore Museo Archeologico Nazionale)


Museo Archeologico Nazionale, via XX Settembre 122, 44100 Ferrara

Tel 0532/66299, FAX 0532/741270

 

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Orari:

Da martedì a domenica: 9.30-17.00. Chiusura biglietteria 16.30.
Chiuso il lunedì; chiuso 1 gennaio, 1 maggio, 25 dicembre.

Costo biglietto:

Intero € 6,00; ridotto € 3,00 (da 18 ai 25 anni); gratuito sotto i 18 anni

Servizi al pubblico:

Sala per conferenze e convegni, accessi facilitati. Per la visita di gruppi e scolaresche è consigliata la prenotazione allo 0532 244949