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La sala degli Ori



Con la Sala degli Ori si apre una finestra tematica, trasversale al percorso museale cronologico, su oggetti preziosi di grande impatto estetico. Oggetti preziosi che accompagnano e suggellano i momenti salienti dell'esistenza dell'uomo in vita e in morte e che, grazie ai loro significati simbolici, possono costituire una chiave interpretativa particolare della società dell'antica Spina.
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Le oreficerie di Spina, databili per lo più tra la seconda metà del V e la metà del IV secolo a.C., oltre a documentare il benessere della popolazione, testimoniano l'abilità tecnica raggiunta dagli artigiani dell'Etruria padana e centroitalica capaci di lavorare non solo oro e argento, ma anche ambra e pietre semipreziose, creando un linguaggio nuovo e originale. La presenza di manufatti in oro, in quanto veri e propri indicatori di rango sociale elevato, è tuttavia relativamente eccezionale e quasi sempre da riferire al mondo femminile.
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Veri e propri simboli di status sono i diademi in lamina d'oro, noti a Spina in soli quattro esemplari, di cui due di tipo naturalistico con foglie d'edera e rosette e due a nastro con placchette laterali a testa di Gorgone o riproducenti un'amazzone a cavallo e un arciere scita. I monili rinvenuti con maggior frequenza nelle sepolture sono gli orecchini, strumenti di seduzione oltre che oggetti di lusso. Il tipo più diffuso (fine V-inizi IV secolo a.C.) è l'orecchino a tubo ricurvo in lamina liscia con terminazione, lavorata a granulazione e a filigrana, a testa di animale (leone e ariete), di donna e di Acheloo, divinità fluviale della mitologia greca in sintonia con l'ambiente lagunare della stessa Spina, rappresentato con il volto di un giovane imberbe con corna di toro. La straordinaria perizia degli orafi etruschi appare ancor più evidente negli orecchini a grappolo e in quelli a disco della seconda metà del IV secolo a.C.
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Le donne di Spina che portavano gli orecchini non amavano ostentare altri gioielli in oro, ma preferivano indossare collane con vaghi in ambra e in pasta vitrea, ispirate a modelli greci. Tipicamente etrusco è l'inserimento di pendenti in oro a forma di bulla, piccolo contenitore bivalve di valore simbolico che troverà poi diffusione nel mondo romano.
Più consono a ornare un alto copricapo (tutulus) secondo la moda etrusca e forse prodotto da un artigiano orientale, è il disco in oro con volto maschile bifronte al centro, unicum a Spina, datato al VI secolo a.C. e deposto alcuni decenni dopo nel corredo di una ricca signora come prezioso gioiello di famiglia.
A un cavaliere di stirpe venetica o a un commerciante di cavalli del IV secolo a.C. poteva invece appartenere l'anello d'oro con il castone decorato da una scena equestre, allusiva al rango o all'attività del suo possessore. Funzionali alla chiusura delle vesti, oltre che veri e propri oggetti d'ornamento, erano le fibule in argento, utilizzate nelle tombe sia maschili che femminili anche per trattenere i lembi del sudario. Documentate a Spina nel tipo ad arco semplice (cosiddetto "Certosa") e ad arco serpeggiante, furono prodotte in officine etrusco-padane e venetiche tra la fine del V e gli inizi del IV secolo a.C.
Tra i materiali che connotano lo status delle classi sociali privilegiate occupano un posto di riguardo i balsamari, piccoli contenitori di unguenti e di essenze profumate, realizzati in alabastro e pasta vitrea con la tecnica su nucleo. Delle stesse forme dei vasi greci in terracotta, come indicano gli stessi nomi (alabastron, amphoriskos, aryballos, oinochoe), i balsamari di Spina sono quasi tutti di produzione orientale e si datano tra la metà del V e il III secolo a.C. Le essenze profumate da applicare sul corpo e sui capelli venivano probabilmente estratte con lunghe asticciole in piombo dall'impugnatura a forma di figura umana, collocate poi nella tomba ai piedi della defunta. Manufatti rarissimi e di grande pregio sono due pissidi (contenitori cilindrici con coperchio) in marmo bianco forse dell'isola greca di Paro, destinate a custodire oggetti preziosi, strumenti di trucco e polveri cosmetiche.
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Allestimento realizzato in collaborazione con Bulgari

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Orari:

Da martedì a domenica: 9.30-17.00. Chiusura biglietteria 16.30.
Chiuso il lunedì; chiuso 1 gennaio, 1 maggio, 25 dicembre.
Aperto Pasqua e Lunedì dell'Angelo 2017. Chiuso martedì 18 aprile 2017

Costo biglietto:

Intero € 6,00; ridotto € 3,00 (da 18 ai 25 anni); gratuito sotto i 18 anni

Servizi al pubblico:

Sala per conferenze e convegni, accessi facilitati. Per la visita di gruppi e scolaresche è consigliata la prenotazione allo 0532 244949