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La donna banchettante e padrona di casa

La donna banchettante e padrona di casa

SALA 2

Gli oggetti, tra quelli dell’abitato, inseriti all’interno della mostra “Se gli uomini non trAmano, lo fanno le donne” sono stati scelti perché rappresentativi di uno dei tre aspetti più identificativi del soggetto femminile all’interno della comunità etrusca. Un coltello: esemplificativo della donna come “banchettante” e padrona della casa.

La prima sala del museo archeologico di Ferrara è dedicata alla struttura urbana della città etrusca di Spina, fondata alla fine del VI sec. a.C.,  alla vita al suo interno ed alle attività che scandivano la giornata dei suoi antichi abitanti, suggerite dagli oggetti rinvenuti proprio nell'abitato antico.
I dati che possono offrirci tali oggetti circa le attività che si svolgevano all’interno di una città sono in parte superiori rispetto a quelli ricavabili all’interno di sepolcri, sia per la rarità di rinvenimenti di contesti di abitato soggetti alle trasformazioni del territorio, sia perché ritrovati in posizioni che meglio illustrano il loro utilizzo giornaliero, infine in quanto privi di quei simbolismi ed aspetti di defunzionalizzazione che caratterizzano invece gli oggetti destinati al corredo funerario.

Un altro importante momento della vita della donna è quello che la vede legata al mondo del banchetto e del taglio e consumo delle carni.

La donna etrusca, in qualità di padrona de

lla casa e di responsabile dell’educazione dei figli, è anche il riferimento circa la gestione della servitù e dei pasti durante i momenti conviviali, ai quali partecipava accanto al marito.

Grazie alle fonti in nostro possesso sappiamo che questo aspetto è tipico del mondo etrusco e si allontana molto dallo scenario di vita quotidiana del mondo greco, all’interno del quale alla donna erano interdetti sia la partecipazione a momenti conviviali in presenza di uomini e stranieri, sia l’assunzione di vino; la sua giurisdizione era limitata infatti a quelle aree della casa a lei esclusivamente assegnate.

 La donna etrusca era invece molto più libera e presente a tutti quei momenti che scandivano la quotidianità all'interno dell'abitazione, compresi quelli di tipo pubblico, come il banchetto.

Durante questi momenti infatti gli antichi etruschi erano soliti prendere accordi di tipo politico, economico e/o sociale con le personalità con cui si intrattenevano e alla donna era permesso la conoscenza di tali faccende.

Inoltre nel ruolo a lei affidato circa la preparazione dei cibi e in particolar modo della cottura e del taglio delle carni, cibo pregiato e spesso usato nei pasti sacrificali, sembra potersi riconoscere anche una valenza rituale a cui il banchetto spesso è collegato; se così fosse, la donna etrusca potrebbe rivestire una qualche funzione importante anche durante lo svolgimento di questa particolare ritualità, ma nulla in questo senso è ancora accertato.

Ecco dunque che nella vetrina del museo troviamo un coltello (16) da cucina in ferro, proveniente da un’abitazione spinetica e vasellame ceramico sia di fattura semplice in argilla cotta, sia di fattura pregiata come quelli attici, il corrispettivo dei nostri servizi di piatti “comuni”, da usare quotidianamente e quelli “buoni” che conserviamo per ospiti o amici, ieri come oggi.


In alto: Coppia etrusca di uomo e donna a banchetto. Particolare dalle lastre fittili di Murlo.

 

Eleonora Rossetti


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