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Tragici destini di donne: Cassandra e Clitennestra

Tragici destini di donne: Cassandra e Clitennestra

SALA 6

La kylix della tomba 264 di Valle Trebba (ca. 430 a.C.) rientra nel percorso della mostra Se gli uomini non trAmano…lo fanno le donne perché  ci racconta storie di donne legate da un tragico destino: Cassandra e Clitennestra.

Altra scena di estrema rarità nella ceramica attica è quella legata all’uccisione di Cassandra da parte di Clitennestra che troviamo nella kylix (coppa) del pittore di Marley della tomba 264 di Spina. 

Cassandra, una delle figlie del re di Troia, Priamo, possiede il dono della profezia ma anche la disgrazia di non essere mai creduta dagli uomini: Apollo, a seguito del rifiuto ricevuto nel tentativo di sedurla, la punì togliendole il dono della persuasione. Dopo le vicende della guerra di Troia, Cassandra fatta prigioniera da Agamennone si trovò a dover condividere lo stesso tetto con la moglie dell’eroe, Clitennestra, in qualità di concubina.

Al centro della kylix vediamo nel dettaglio l’istante in cui Clitennestra uccide Cassandra: Clitennestra avanza brandendo un’ascia bipenne e Cassandra implorante cade in ginocchio presso l’ara di Apollo. Dietro alla prima donna si vede il tripode sacro rovesciato a terra dalla sua irruenza.

I tratti che emergono dalla tradizione letteraria omerica e in particolare dai poeti tragici, fanno di Cassandra un personaggio estremamente contraddittorio che incarna in sé tutti gli aspetti del femminile tragico. Come Ifigenia, è la vergine destinata al matrimonio (gàmos) con la divinità e vittima delle azioni nefande degli uomini come nell’episodio dello stupro da parte di Aiace e come bottino di Agamennone. Al tempo stesso Cassandra, come Clitennestra, è ribelle e vendicativa, poiché dapprima rifiuta di concedersi al dio Apollo e successivamente lascia che Agamennone cada vittima della vendetta della moglie che lei stessa ha profetizzato. Entrambe le donne possono essere viste come il simbolo dell’opposizione al mondo maschile, come sembrerebbe dimostrare l’etimologia stessa del nome Cassandra cioè “colei che rifiuta l’uomo”.

Clitennestra estremizza ulteriormente la propria opposizione al potere incondizionato dell’uomo, diventando essa stessa quasi una figura mascolina, crudele, infida, violenta, adultera e assassina. Prototipo dell’infamia femminile, incubo della società greca antica, uccide con un’ascia bipenne, simbolo del potere politico esclusivamente maschile, per gelosia, per vendicare il sacrificio infame della figlia Ifigenia e per affermare se stessa e la sua volontà.

Chiara Ballerini

BIBLIOGRAFIA:

AURIGEMMA S., La Necropoli di Spina in Valle Trebba, vol II, Roma 1965 pp. 21-25

GUZZO P.G., BERTI F. (a cura di), Spina. Storia di una città tra Greci ed Etruschi. Catalogo della mostra, Ferrara-Castello Estense 26 settembre 1993 - 15 maggio 1994

KALTSAS N., SHAPIRO A., Worshiping Women. Ritual and Reality in Classical Athens, New York 2008 pp.198-199

MAZZOLDI S., Cassandra, la vergine e l’indovina. Identità di un personaggio da Omero all’Ellenismo, Pisa/Roma, 2001

STELLA L.A., Mitologia Greca, Torino 1956