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La donna e la violenza

La donna e la violenza

SALA 6

Il cratere a volute della tomba 136A di Valle Pega (fine V-inizio IV sec a.C) è stato selezionato per il percorso legato alla mostra "Se gli uomini non trAmano… lo fanno le donne" perché ci mostra episodi del repertorio mitologico greco nei quali le donne sono vittime della violenza e della brutalità maschile, come bottino di guerra.

Sul lato A vediamo rappresentata una lotta drammatica tra vari personaggi. Il fulcro della scena si svolge intorno ad un punto centrale sottolineato dalla statua di Atena. Si tratta di un mito facilmente riconoscibile: è l’ultimo atto della lotta fra Greci e Troiani cantato nell’Ilioupersis (La caduta di Troia), un poema epico datato al VII a.C. e andato perduto. Al centro vediamo una figura femminile, Cassandra, che abbraccia la statua della dea Atena presso la quale si è rifugiata nel disperato tentativo di fuggire dalla violenza di Aiace. Dietro di loro una donna con un bambino in braccio sta fuggendo. Andromaca è seduta sul piedistallo della statua della divinità con il figlio Astianatte, che tende le braccia verso il re Priamo, che, in costume frigio, seduto su un’ara, è assalito da Neottolemo.

In questa scena estremamente concitata, troviamo momenti di grande violenza, inevitabilmente legati alle conseguenze della guerra, come lo stupro di Cassandra (che per il tipo di violenza che subisce è l’unica ad essere rappresentata nuda) da parte di Aiace, che vìola la sacralità della sacerdotessa e il simulacro stesso della dea, la quale in seguito punirà duramente quel gesto empio; come la tragica storia di Andromaca, moglie innamorata e vedova fedele di Ettore, che incarna gli ideali della donna greca e si fa simbolo di chi ha perso ciò che di più caro aveva al mondo, la famiglia, fino a diventare schiava degli Achei che le sopprimeranno anche il figlio.

Un'altra scena di lotta si svolge sul lato B: la lotta tra Centauri, mostri per metà uomini e metà cavalli, e i Lapiti, un popolo leggendario che abitava la vallata del Peneo in Tessaglia.

In occasione della festa nuziale di Piritoo, i Centauri che partecipavano ai festeggiamenti, non essendo abituati al vino, ben presto si ubriacarono, dando sfogo al lato più selvaggio della loro natura. Quando la sposa Ippodamia (colei che doma i cavalli) arrivò per accogliere gli ospiti, il centauro Euritione balzò su di lei e tentò di stuprarla. In un attimo anche tutti gli altri centauri si avventarono sulle donne. Naturalmente scoppiò una battaglia e i centauri furono alla fine sconfitti e scacciati dalla Tessaglia.

Con il contrasto tra l’umanità dei Lapiti e la ferinità dei selvaggi centauri, la Grecia classica esprimeva il trionfo dell’umana intelligenza e dell’umano coraggio sopra la forza bruta.

 

Chiara Ballerini

 

BIBLIOGRAFIA

ARIAS P. E., "La tomba 136 di Valle Pega", in Rivista dell’istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte, Roma 1955

GUZZO P.G., BERTI F. (a cura di), Spina. Storia di una città tra Greci ed Etruschi. Catalogo della mostra, Ferrara-Castello Estense Ferrara 26 settembre 1993 - 15 maggio 1994

STELLA L.A., Mitologia Greca, Torino 1956, pp. 557-566