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La donna e il mistero di morte-rinascita

La donna e il mistero di morte-rinascita

SALA 3

La protome (maschera) femminile di terracotta dalla tomba 722 (475-450 a.C.) è stata inserita nella mostra “Se gli uomini non trAmano…lo fanno le donne” perché rappresenta una dea legata ad una vicenda di morte-scomparsa e rinascita-ritorno della donna nel mondo antico, carica di profondi significati socio-antropologici.

L’immagine che abbiamo davanti a noi è quella di un volto femminile dagli occhi allungati e dal mento pronunciato, con il capo ricoperto da un diadema ad arco di cerchio e da un velo che ricade ai lati del collo. Grandi orecchini a disco con pendaglietto sferico ornano le orecchie, tre bende ondulate di capelli incorniciano la fronte e con un piccolo sforzo di immaginazione riusciremo a vedere anche i colori che meravigliosamente le adornavano.

Ma si tratta di una donna o di una dea?
La stephane, il diadema appunto, e gli orecchini sono elementi che fanno parte di un apparato ornamentale che convenzionalmente contraddistingue i soggetti divini. Dunque siamo di fronte ad una dea.

È una dea “fanciulla” o in età matura?
Possiamo notare senza troppa difficoltà che non è né giovane né anziana e il suo lieve sorriso non è un espressione di un sentimento ma un particolare stilistico che insieme ad altri elementi ci indica che questa terracotta può ascriversi al genere cosiddetto “rodio” e datarsi al secondo quarto del V sec. a.C. Maschere simili a questa compaiono, infatti, a Rodi e nella Ionia durante la seconda età del VI sec. a.C., e si diffondono ampiamente in Italia Meridionale e nella Sicilia greca.
Esposti sulla parete accanto alla nostra protome e all’interno della vetrina della sala troviamo alcuni esempi di questi busti da Spina (in tutto ne sono stati recuperati 57) .

Ma chi è la divinità rappresentata?
Alcune fonti raccontano come un prototipo di queste immagini sacre fu portato in Italia, a Gela, da un uomo chiamato Teline, sacerdote delle due dee, Demetra e Persefone. Persefone è la dea senza età, è la natura che ogni anno si rigenera in un ciclo di morte e rinascita che non ha fine. Venerata in due modi, come Kore (“fanciulla”) e come regina degli Inferi, Persefone è figlia di Demetra, dea dei raccolti e istitutrice dei Misteri Eleusini (cerimonie religiose che si tenevano in Autunno e in Primavera ad Eleusi e che garantivano agli iniziati una vita beata nell’al di là). In Autunno si celebra il momento in cui Kore viene rapita dal dio dei morti, Aidone, e la madre per la scomparsa della figlia si adira nei confronti degli dèi e non lascia germogliare le sementi. In Primavera invece la divina fanciulla fa ritorno sulla terra, per volere di Zeus, e i campi tornano a coprirsi di spighe. Ma cos’è successo nel Regno Invisibile dei morti? Kore è diventata Persefone (nel nome c’è l’area semantica della “distruzione”). Kore, la fanciulla ignara del mondo maschile, è morta e ha preso il suo posto una donna che è diventata sposa e padrona di casa. L’anodos (risalita) di Persefone è dunque un momento centrale nel mito delle due dee, un fermo immagine che i devoti dovevano particolarmente amare poiché ampiamente documentato nel mondo della ceramografia. Anche nel cratere a volute della Tomba 579 di Valle Trebba ne abbiamo forse un esempio: una donna, rappresentata solo con mezzo busto, con stephane e munita di scettro, risale dalla terra. È stato ipotizzato che anche i busti e le maschere, come la nostra di tipo rodio, possano rappresentare proprio il ritorno di Persefone. È la donna completa: fanciulla, perché torna ad essere la figlia tanto amata dalla madre, ma allo stesso tempo è la sposa che ha raggiunto un’identità sessuale.  

La nostra maschera ha scopo religioso o funerario?
Non lo possiamo certo vedere, ma la protome presenta dei fori di sospensione. Questi busti erano destinati dunque, in primo luogo, ad essere appesi alle pareti delle case o dei santuari ma potevano essere collocati anche all’interno delle tombe (su 19 tombe di Spina che ospitavano busti, 9 sono tombe di bambini e bambine e cinque di donne) per porre il defunto sotto la tutela della divinità.

In alto: Scena con dea risalente dalla terra dal cratere a volute della Tomba 579

Eleonora Poltronieri

 

 

BIBLIOGRAFIA

BOLAN J.S., Le dee dentro la donna, Roma 1991

DI STEFANO C.A., Demetra. La divinità, i santuari, il culto, la leggenda. Atti del 1 Congresso Internazionale. Enna 1-4 luglio 2004, Pisa 2008

GASPARRO G. S., Misteri e culti mistici di Demetra, Roma 1986

GRIFFO P., Il Museo Archeologico Nazionale, Palermo 2000

SANI S., "Divinità femminili con polos", in F.BERTI (a cura di), La coroplastica di Spina. Immagini di culto. Catalogo della mostra. Ferrara 12-24 settembre 1987, Ferrara 1987, pp.37-53

ZUNTZ G., Persephone. Three essays on religion and thought in Magna Grecia, Oxford 1971