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La donna nel mito: Atena

La donna nel mito: Atena

Anfora panatenaica della tomba 11C

SALA 5

L'anfora panatenaica (Pittore di Berlino, 480-470 a.c.) è stata inserita nel percorso della mostra 'Se gli uomini non trAmano...lo fanno le donne” per la presenza di Atena, in quanto anche patrona dell'arte della tessitura.

Nata già adulta e in armi dalla testa di Zeus, Atena è dea della sapienza soprattutto tecnica, dunque protettrice di quanti sanno realizzare opere con le proprie mani, di, artigiani ingegnosi, oltre che di guerrieri astuti, e per questo nota come Atena Promachos. È appellata anche Atena Parthenos, Atena vergine, giacché non ebbe mai nessun marito o amante. Da qui anche il nome del suo tempio più famoso, il Partenone.

L'Anfora Panatenaica nacque come premio per i giochi panatenaici, gare istituite nel 566 a. C. per volere di Pisistrato su modello dei giochi olimpici, con l'aggiunta in più di competizioni musicali e poetiche. Vi era una sottodivisione nelle gare, che prevedevano competizioni aperte solo agli Ateniesi ed altre a tutti i Greci. La durata di questi giochi era all'incirca di 5 o 6 giorni e per gli Ateniesi era un vero e proprio onore parteciparvi.

 La gara più prestigiosa era la corsa con i carri, il cui vincitore riceveva 140 anfore piene di olio di oliva.

L'anfora panatenaica che qui potete ammirare è l’unico esempio del genere proveniente dalla necropoli di Spina e, ad oggi, la sola raffigurante una quadriga attribuita al Pittore di Berlino, tra i massimi ceramografi attici del V sec. a.C..

Mentre il collo è decorato con palmette contrapposte e alla base con baccellature sottili,

sul lato A si può ammirare Atena Promachos volta con il profilo verso sinistra che combatte, ha in mano una lancia, lo scudo con maschera gorgonica, un elmo attico con cimiero alto in testa. Ha addosso il chitone manicato con sopravveste. Sulle spalle e sul petto ha l’ègida orlata di serpi, che è uno scudo magico. Al lato due colonne doriche sulle quali è posato un gallo, costante delle panatenaiche per molti secoli, e lungo quella di sinistra vi è la scritta TON ATHENEN ATHLON (un premio ad Atene).

Sul lato B, si può vedere una corsa di quadrighe nelle gare panatenaiche, un auriga con redini e pungolo, che incita i quattro cavalli al galoppo che trainano un carro da corsa.

Le anfore panatenaiche vennero prodotte a partire dal VI sec. a.C., molte ritrovate in Attica, ma vista la loro preziosità, spesso rivendute e portate altrove. In Etruria e tra le popolazioni italiche erano molto ricercate per il loro forte significato ideologico, come segno di adesione alla cultura greca. Tutte dipinte con la tecnica a figure nere, la mantennero all'incirca fino al II secolo a.C, pur dopo la diffusione della tecnica a figure rosse, proprio per conservare un legame con l'origine dei giochi legati alla dea. Nell'arco del tempo la forma rimase la stessa, ma ciò che cambiò fu la decorazione, che andò adattandosi ai gusti ed alla moda dei tempi: ad esempio Atena cominciò ad essere rivolta verso destra e non più verso sinistra.

Chiara Guadagnino

 

BIBLIOGRAFIA:

BERTI F., GUZZO P.G. Spina. Storia di una città tra Greci ed Etruschi, Ferrara 1993