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Le lekythoi attiche

Le lekythoi attiche

SALA 10

Tra le numerose tipologie di vasi attici rinvenuti nelle necropoli di Spina, all’interno della mostra “Se gli uomini non trAmano, lo fanno le donne.”, particolare attenzione merita la tipologia delle lekythoi a fondo bianco, di cui si ha un piccolo esempio in vetrina. Questa particolare classe ceramica testimonia un possibile ruolo delle donne di Spina anche in attività funzionali al rito funerario in qualità di “addette alla cura del corpo del defunto”, così come avveniva per le donne di Atene. Inoltre le immagini di figure femminili spesso raffigurate su questi vasi, impegnate in scene di carattere funebre o dedite ad attività domestiche, sono importanti fonti iconografiche a cui far riferimento.

Con il termine greco lekythos si identificano tutte quelle forme vascolari a una sola ansa con corpo generalmente allungato e bocca costituita da un orlo concavo, utilizzato in antichità generalmente come contenitore di olio e/o unguenti profumati.

Secondo alcune fonti antiche, Aristofane (Eccles. 996, 1932)  e lo scoliaste di Platone (Hipp. Mai. 368 c) in primis, l’utilizzo di questa particolare tipologia di vasellame così decorato serviva esclusivamente a contenere gli oli e gli unguenti utilizzati durante la detersione del cadavere, mansione che competeva alle donne della famiglia a cui il defunto apparteneva, per predisporlo al primo momento saliente del funerale greco: l’esposizione del corpo (prothesis).

I dati archeologi confermano tali affermazioni e sottolineano come questa particolare tipologia di oggetti, ed esclusivamente quelli con la colorazione a fondo bianco, assuma questa funzione solo all’interno della città di Atene, nel periodo di tempo tra il 470 e 400 a.C. in cui è attestata la loro produzione e il loro utilizzo.

La destinazione funeraria di questi vasi è dunque caratteristica di Atene e ha una circolazione molto limitata, con eccezioni che riconducono significativamente a località in stretto contatto con essa, per motivi politici, commerciali e/o culturali.

Le lekythoi erano dunque oggetti legati al mondo femminile greco in quanto funzionali all’adempimento di una mansione rituale a loro destinata.

La presenza di questi oggetti in quantità significativa all’interno delle tombe di Spina sin da quelle più antiche risalenti alla prima metà del V sec. a.C. a figure nere, è testimonianza o del possibile accoglimento di tale prassi anche in ambito etrusco o della presenza di famiglie greche che, sebbene integratesi all’interno della società spinetica, continuavano una serie di ritualità tipiche della propria città. 

Le scene figurate

Tali recipienti, resi a fondo bianco grazie all’applicazione sulla superficie di latte di calce (solitamente utilizzato per affreschi murari), presentavano scene con figurazioni in nero sostituite poi da figure a sub dipintura rossa e quasi contemporaneamente a sub dipintura policroma.

Quest’ultima tecnica è distintiva di questa tipologia di oggetti poiché durante il V secolo a.C non è presente in modo così insistente e con una gamma cromatica così varia su altre tipologie ceramiche attiche. Vasi a figure policrome non sono finora mai stati rinvenuti né a Spina né in nessun altro centro italico.

La necropoli di Valle Trebba e Valle Pega ha restituito invece un numero cospicuo di lekythoi con raffigurazioni a figure nere e a figure rosse.

Le scene maggiormente rappresentate sono quelle legate al mondo funebre come quelle di compianto e/o di visita alla tomba e/o di preparazione del corredo tombale. Protagonista è spesso una figura femminile, giovane o adulta, sebbene vi siano raffigurazioni anche di giovani e guerrieri. In queste stesse scene trovano posto anche una o più lekythoi poste sia in mano a personaggi femminili - a conferma di quanto accennato in precedenza in merito al loro ruolo - sia accanto o sopra al monumento funebre, a testimonianza del loro utilizzo come segnacoli funerari oltre che come oggetti di corredo.

Ricorrono frequentemente anche scene di genere, legate alla vita quotidiana di uomini e di donne.

Compaiono quindi raffigurazioni di giovani efebi, guerrieri armati con cavallo in partenza per la guerra e scene di combattimenti, rappresentative dell’universo maschile, e scene di donne giovani e adulte intente a filare la lana, a tessere, atte alla cura della propria persona, all’educazione dei figli e a suonare strumenti musicali a corda o a fiato, caratterizzanti quello femminile.

Non mancano anche scene provenienti dal repertorio mitologico aventi come protagonisti gli eroi del mondo omerico e le principali divinità dal pantheon greco.

Grazie alla presenza di queste raffigurazioni anche questa tipologia di vasellame può essere dunque un’importante fonte per la conoscenza del mondo femminile.

Le raffigurazioni, inoltre, possono concorrere a ricostruire la personalità del defunto deposto con essi, visto che ricorrono sia in sepolture maschili sia femminili.

Per quanto riguarda le scene figurate presenti nei vasi rinvenuti a Spina primeggiano, come già accennato, quelle con figure in nero risalenti alla prima metà del V secolo a.C., con scene provenienti dal repertorio mitico, molte delle quali aventi come protagonisti Ercole, Atena e scene legate al mondo dionisiaco.

Minori sono purtroppo le scene di genere realizzate con figurazioni in rosso, molte pervenute con tracce esigue di colore e così rovinate da non permettere di riconoscere la scena raffigurata.

Le tre lekythoi presenti in vetrina, due provenienti dalla tomba 147 A di Valle Pega (3- 4) ed una proveniente dalla tomba 405 di valle Trebba (2), quest’ultima avente un alto collo sottile, ansa a nastro ingrossato e un corpo cilindrico allungato  e rastremato verso il fondo, sono rappresentative di quest’ultima categoria di lekythoi.

Tra quelle della tomba 147 A, solo una presenta tracce di colorazione rossa, la seconda sembra invece priva di qualsiasi traccia di colore. La lekythos della tomba 145 presenta invece sul corpo tracce di colorazione rossa e ocra.

Eleonora Rossetti

BIBLIOGRAFIA

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ARIAS E. P., Le forme e la tecnica dei vasi greci, in ARIAS E. P. (a cura di), Enciclopedia classica, sez. III, vol. IX, Torino 1963, pp. 15-16.

BERTI F., GUZZO G. P. (a cura di) Spina: storia di una città tra Greci ed Etruschi, Catalogo della Mostra, Ferrara- Castello Estense 26 settembre 1993-15 maggio 1994, pp. 305-306.

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FONTI 

Aristofane, Le donne allassemblea, 996.

Scoliaste di Platone, Hippia Maggiore, 368 c.